Il nostro Territorio

Stemma della Provincia di Sassari

Nel corso dei secoli, attraverso il territorio della provincia, sono passati numerosi conquistatori. Iniziarono i Greci, che si dice fondarono Olbia, seguirono i Fenici che sfruttarono le coste per i loro commerci; i Romani che fondarono Porto Torres; i Pisani e i Genovesi ai quali si affidarono i Giudici del Logudoro e della Gallura. Il periodo più florido per la provincia fu quello medievale, con l’arrivo degli ordini monastici che grazie alle donazioni dei Giudici operarono importanti trasformazioni del territorio con bonifiche e opere di incremento agricolo.
Ancora oggi abbiamo testimonianze di quegli ordini monastici con le bellissime chiese che abbondano in tutto il territorio, testimonianze di quello stile architettonico di grande valore: il Romanico.
La provincia di Sassari con i suoi 7520 Kmq è la più estesa della Sardegna. Il suo territorio, con l’eccezione della Nurra ad ovest, è prevalentemente montuoso. Il più importante fiume è il Coghinas che forma l’omonimo lago.
Le sue coste sono lisce ad ovest e frastagliatissime nel tratto bagnato dal Tirreno. Ad occidente si apre il vastissimo golfo dell’Asinara che termina ad ovest sull’omonima isola. Altre isole importanti sono quelle di Tavolara e dell’arcipelago di La Maddalena. Per la diversificazione del suo territorio, collinoso, montagnoso e pianeggiante, la provincia di Sassari è ricca di prodotti del suolo e del sottosuolo. I cereali, in particolare il grano, abbondano nel Logudoro e nel Goceano. Vastissime zone sono coltivate ad oliveti che danno un olio di altissima qualità. Nel territorio di Alghero, Sorso e Berchidda regna una viticoltura con produzione di vini di altissima qualità, rinomati in tutto il mondo.
Prodotti importantissimi per la sua economia sono il sughero ed il granito.
Intenso è l’allevamento di bestiame bovino ed ovino con rilevante produzione di latticini e formaggi. Altri prodotti di considerevole importanza sono i salumi, la pesca ed il corallo, la cui lavorazione è affidata ad esperti artigiani locali.
L’artigianato è fiorente con produzione di cesti, bisacce, tappeti, coltelleria e dolciumi.

LA STORIA

Sassari, ubicata al centro della vasta regione a Nord-Ovest della Sardegna, è con i suoi 129.000 abitanti, la seconda città dell’isola. Il nome di Sassari lo troviamo per la prima volta in un antico registro del monastero di San Pietro di Silki, dove in un atto del 1131 è nominato Jordi de Sassaro. Nel 1135 si parla invece della chiesa di Sancti Nicolai de Tathari.
Sassari è una città “giovane” ma il suo territorio e il Museo Sanna offrono numerose testimonianze della presenza dell’uomo del Neolitico recente: dall’imponente ziqqurat di Monte d’Accodi edificato verso il 2400 A.C. ai 170 nuraghi e alle vestigia romane del Il Secolo d.C.
Nella seconda metà del Xlll secolo Sassari, Comune governato da un podestà, alleato prima con Pisa e in seguito con Genova, contava più di 10.000 abitanti. Le case costruite all’interno delle mura si alternavano con campi e corti, ed erano separate da stradine strette e tortuose. Lungo l’asse sud-nord si estendeva la “Platha de Cothinas” : l’attuale Corso Vittorio Emanuele. Nella sua parte centrale, dove oggi è il Teatro Civico, si apriva la piazza del Comune con il Palazzo Comunale.
Nel 1294 la città si costituì in libero Comune e promulgò gli “Statuti Sassaresi” che rappresentavano l’organizzazione giuridica, politica ed amministrativa della città. Il passaggio sotto la dominazione aragonese segnò l’avvento di un secolo di ribellioni, carestie e pestilenze che spopolarono la città, la quale rifiorì con la pace del 1420 e riconquistò la sua posizione dominante nel Nord della Sardegna. Il Castello Aragonese del XIV secolo fu demolito alla fine del XIX secolo. “L’Albergo Cittadino”, il Palazzo Comunale nel Corso ed alcune belle dimore nel tratto della “Platha”, restano comunque testimonianza di quel periodo. Il successivo quarto del XVI secolo vede una marcata influenza delle tendenze italiane nell’architettura di Sassari, soprattutto grazie all’arrivo dei Gesuiti e all’influenza degli architetti militari italiani chiamati in città per costruire le fortificazioni che dovevano proteggere l’isola dalle incursioni dei pirati.
Vanno ricordate come testimonianze di questo periodo la nascita del Collegio di Studi di San Giuseppe o Studio Generale, che nel 1634 verrà denominato Università di Sassari, prima Università della Sardegna. La Fontana di Rosello, eretta nel 1605 – 1606 in stile tardo-rinascimentale, divenne il simbolo della città e del suo legame alla terra.
Dopo la peste del 1652 e fino ai primi decenni del XVIII secolo si assiste ad un vero boom dell’edificazione, soprattutto per quanto riguarda gli edifici religiosi ed in particolare della cattedrale di San Nicola.
Il passaggio alla dominazione piemontese intorno al 1718 si rifletterà, sull’architettura cittadina solo 50 anni dopo. Se ne ritrova testimonianza nel Palazzo Ducale, sede attuale dell’Amministrazione cittadina e sulle facciate di altre case aristocratiche.
Negli anni seguenti vengono costruiti il Teatro Verdi, il nuovo ospedale, le carceri. Viene creato un sistema di piazze secondo un asse longitudinale che va dalla Piazza Azuni a Piazza d’Italia. Intorno al 1870, in Piazza d’Italia, sorge il maestoso Palazzo della Provincia e il neo gotico Palazzo Giordano.
L’edilizia conosce un nuovo rilancio dopo la crisi della fine del XIX secolo, rilancio segnato questa volta dall’eclettismo di fine 800 che includeva il “neo gotico” e “l’esotico” con influenze esterne al pari dell’utilizzo di materiali di costruzione insoliti. Un accostamento tra l’eleganza e la bizzarria si trova nelle ville “art nouveau” e la severità degli edifici pubblici (Umberto I) che vedranno, in seguito alla prima guerra mondiale, l’espressione della “restaurazione” e “l’art dèco” incarnarsi nel ritorno alle forme architettoniche dei decenni precedenti e nel “razionalismo moderno”.
In effetti, negli anni 30 del 1900 la crescita demografica va di pari passo con la nuova frenesia di costruzione, dando il via al quartiere residenziale di viale Italia, con case in stile nazionalista ed il quartiere popolare di Monte Rosello, unito alla città dal Ponte dei Fasci, emblema del fascismo Italiano. La trachite locale viene usata a profusione per costruire a ridosso delle carceri il Palazzo di Giustizia, di stile neoclassico, e nella Piazza Conte di Moriana, in stile razionalista, ed altri diversi palazzi. Dopo la seconda Guerra Mondiale la popolazione è pressochè raddoppiata: da 72.000 agli attuali 129.000 abitanti.

ENTI E ISTITUZIONI

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Ultimo aggiornamento

27 Agosto 2013, 10:54